Nazionale Italiana Rugby in Carrozzina: Progetto Rio 2016

Nazionale Italiana Rugby in Carrozzina: Progetto Rio 2016   

L’attività del rugby in carrozzina, disciplina paralimpica, ha inizio in Italia nei primi mesi del 2011 su iniziativa della Fispes, Federazione Sport Paralimpici e Sperimentali, che vede in questo sport una delle massime espressioni dell’agonismo di squadra.

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La Storia

Il “Wheelchair Rugby” o rugby in carrozzina è una disciplina che ebbe inizio in Canada a Winnipeg alla fine degli anni settanta da un gruppo di atleti tetraplegici alla ricerca di un’alternativa alla pallacanestro in carrozzina. La prima apparizione fuori dal Canada vi fu nel 1979 durante una manifestazione a Southwest State University in Minnesota, nello stesso anno venne organizzato il primo Campionato Nazionale Canadese. Dopo soli due anni, nacque la prima squadra negli Stati Uniti e si organizzò il primo torneo internazionale a squadre che riuniva i team degli Stati Uniti e del Canada. Successivamente, nel 1989 a Toronto, si tenne il primo torneo internazionale con squadre provenienti da Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, evento che diede un grande impulso per lo sviluppo di questo sport. Nel 1993 questa disciplina è stata riconosciuta ufficialmente a livello internazionale ed è stata istituita la Federazione Internazionale di Rugby in Carrozzina (IWRF). Nel 1994 il Wheelchair rugby è stato ufficialmente riconosciuto dal Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) come sport paralimpico e l’anno successivo si sono svolti i primi Campionati Mondiali di WR a Notwil, in Svizzera, nel 1995, con otto squadre in gara. Nel 1996 il WR è stato incluso come sport dimostrativo ai Giochi Paralimpici di Atlanta raggiungendo nel 2000 ai Giochi Paralimpici di Sydney la qualifica di sport premiato con medaglie.

 Il Regolamento

LA PALLA – Nel rugby in carrozzina di usa un pallone da pallavolo, non la tradizionale palla ovale del Rugby.

LA SQUADRA E IL CAMPO – La squadra è composta da 12 giocatori tetraplegici o con disabilità equivalenti; in campo ne scendono però solo quattro. Il campo è lungo 28 metri e largo 15 con un pavimento specifico.

LA PARTITA – Tre arbitri sono necessari per la partita che è composta da quattro tempi di otto minuti ciascuno. In caso di parità si va ai tempi supplementari. Il punteggio è determinato dalla meta che si ottiene quando il singolo giocatore oltrepassa con entrambe le ruote della sua carrozzina la linea di fondocampo.

LE REGOLE – Le regole principali sono prese dal regolamento del basket in carrozzina e dall’hockey. 40 secondi è il tempo concesso per un’azione, 12 secondi il tempo massimo per passare dalla zona di difesa a quella di attacco. Almeno ogni 10 secondi deve essere fatto un passaggio o un palleggio. C’è una zona chiamata Key Area dove non possono sostare più di quattro giocatori e non si può mai uscire dal campo per evitare di incorrere nelle penalità. Il fallo intenzionale, giudicato dall’arbitro, viene sanzionato con ammonizione ed espulsione. Si considera intenzionale il fallo che può provocare pericolo per il giocatore avversario.

 L’Attività

In Italia, il recente riconoscimento del rugby in carrozzina tra le discipline federali istituzionali ha dato un grande slancio al movimento ed ha messo in moto tutta una serie di iniziative dedicate allo sviluppo di vari programmi di reclutamento e di diffusione della disciplina, con la programmazione di un intenso calendario di stage di preparazione tecnica e fisica. Tutto ciò è stato possibile anche con il supporto di un’attività di marketing finalizzata al coinvolgimento di alcune istituzioni pubbliche e partner privati. L’iniziativa si è sviluppata spesso in collaborazione con gli istituti scolastici che hanno dato la disponibilità all’uso delle strutture sportive ed è stata finalizzata alla creazione di alcuni poli locali/regionali di riferimento per lo sviluppo del  rugby in carrozzina che possa portare, oltre che ad un ampio reclutamento di atleti disabili del territorio, anche al coinvolgimento degli istituti stessi attraverso la volontaria partecipazione degli studenti e dei docenti di educazione fisica. Il progetto sportivo assume così una particolare valenza sociale e culturale, in quanto abbina i valori morali della pratica sportiva ad una visione aperta alla partecipazione condivisa tra ragazzi normodotati e atleti para/tetraplegici. La programmazione dell’attività del team Italia prevede dei raduni mensili e la disputa di alcuni tornei internazionali finalizzati al mantenimento di un “ranking” mondiale che consenta la partecipazione alle Paralimpiadi di Rio 2016.

I territori finora raggiunti dal progetto di diffusione e visibilità della disciplina sia in termini promozionali che agonistici sono stati Fontanafredda (Pn), Padova, Abano Terme (Pd), GalzignanoTerme (Pd), Prato, Parma, Verona, Villa Vicentina (Vi), Bologna, Lignano (Ud), Silea (Tv), Milano, Monte Catone, Mirano (Ve), Longarone (Bl), Baselga di Pinè (Tn).

L’attività agonistica della rappresentativa nazionale si è sviluppata attraverso alcuni test match ufficiali e partite amichevoli disputate nel corso di questi ultimi tre anni (tre edizioni della “Nations Cup” del Rugby Festival di Fontanafredda 2011, 2012 e 2013, il torneo internazionale Bern Best di Colonia (Ger), il FriulAdria Rugby Test Match Italia – Austria di Fontanafredda 2013, il torneo di qualificazione ai Campionati Europei disputato a Dublino dove, con il raggiungimento del 3° posto con la strepitosa vittoria sull’Irlanda ha consentito al Team Italia di conseguire un posto in classifica mondiale (23° World ranking – 13° European ranking).

La partecipazione poi ai Campionati Europei di Anversa dell’estate scorsa, con la vittoria sulla Repubblica Ceka, ha consentito di scalare ben sette posti nel ranking mondiale (16°), trovando posto stabile all’undicesimo posto tra le Nazioni europee.